GIULIO GENOINO : la mente della rivolta

Nato a Cava dei Tirreni nel 1567 a 14 anni si trasferì a Napoli per continuare gli studi . Pare fosse destinato al sacerdozio ma dopo aver preso gli ordini minori , cambio’ strada e si laureo’ in giurisprudenza . Solo molto piu’ tardi diventerà’ sacerdote . Egli , nei suoi numerosi incarichi ricevuti , non dimentico’ mai le sue modeste origini e osservo’ con attenzione la fame , la miseria , le malattie che affliggevano il popolo durante il periodo del vice regno spagnolo . Stinse grande amicizia con il vicere’ Pedro Giron , duca di Ossuna accomunati dalla evidente avversione che entrambi avevano verso la classe nobile .
Il vicere’ si mostro’ presto ben diverso dai suoi predecessori prendendo a cuore le faccende del popolo sempre in favore del piu’ debole.
I rapporti tra i due , divennero di stretta collaborazione e com’era prevedibile , furono invisi ai nobili .( inviarono al re di Spagna una supplica facendo rilevare che essi erano trattati con disprezzo dal vicere’ , abbandonati nelle anticamere per ore senza essere ricevuti ) .
Sotto l’ influenza di Genoino , l’Ossuna provvide all’ abolizione della gabella sulla frutta che da 10 anni opprimeva la popolazione.
Man mano che il sodalizio tra i due si consolidava , (il Genoino fu nominato giudice della vicaria ) la reazione dei loro nemici diventava piu’ forte e subdola , cominciando ad ordire trame ai loro danni , prendendo pretesto per ogni cosa . Una prima occasione venne offerta dalla proposta di riforma riguardante la parita’ di voti tra nobili e popolo che il conte di Ossuna aveva inviato al re di Spagna ( respinta )
Misero in giro la falsa voce che il duca volesse diventare re di Napoli che a tal scopo avesse instaurato relazioni con i principi italiani . ( il duca si sarebbe messo sul capo la corona e avrebbe impugnato lo scettro di Alfonso d’Aragona e con questi simboli reali si sarebbe mostrato al popolo che lo aveva acclamato re).Tutto questo , unito alla sregolata condotta da lui tenuta quanto a rapporti amorosi e a grande sperpero, indussero la corona di Spagna , anche per sollecitazioni della nobilta’ napoletana , a togliergli la carica e nominare un nuovo vicereale. Cio’ scateno’ le ire del Genoino che, nominato eletto del popolo, provoco’ quasi una rivoluzione , esalto’ la popolazione a favore di Ossuna , e pubblico’ vari documenti in cui additava nella nobilta’ la maggiore responsabilita’ delle sofferenze del popolo.
Don Giulio Genoino fu dichiarato colpevole di istigazione del popolo alla rivolta.
Con un salvacondotto di Ossuna e travestito da marinaio , il Genoino , s’imbarco’ per Barcellona per poi raggiungere Madrid e discolparsi davanti al re ,. Lo segui’ a ruota il duca.
Il Genoino , giunto nella capitale spagnola fu arrestato malgrado il suo salvacondotto: su di lui pendeva un mandato di cattura dallo stesso tribunale che lo aveva visto giudice. Fu rinchiuso in un carcere spagnolo e tutti i suoi beni confiscati . Vi resto’ un anno . Ottenuta la revisione del processo , da celebrarsi in patria , passo di volta in volta nei vari carceri ( Portalonga , Baia ,Gaeta fino a quando gli fu notificata la sentenza di carcere perpetuo da scontare nella fortezza Pignone in Marocco .
Furono lunghi anni di sofferenze atroci , umiliazioni e avvilimento . Nel suo animo , giorno dopo giorno , odio e desiderio di vendetta crescevano a dismisura.
Graziato e tornato in patria , si fece ordinare sacerdote , esercito’ la professione di avvocato . Al suo ritorno trovo’ ‘ il suo popolo sempre piu’ in miseria , tartassato da tasse di ogni tipo . Comincio’ a presentare progetti e proposte miranti a favorire il popolo . I suoi nemici rividero il Genoino di sempre, si ridestarono e lo colpirono con maggior violenza di un tempo . La sua liberta’ duro’ pochi mesi: non mancarono i pretesti perche’ le porte di Castelnuovo si chiudessero dietro di lui ( fino al 1640)
Frattando il popolo versava in condizioni di indigenza ormai insopportabili mentre la nobilta’ , comprendente circa 800 nobili viveva nel lusso sfrenato , dimostrato con feste ed eccessi di ogni genere .
Trascorse anni nell’ anonimato , scegliendo di vivere all’ ombra di quel popolo che aveva amato e cercato di difendere fin quando , nel 1647 riusci’ a far esplodere tutto l’ odio accumulato in anni di prigionia e di sofferenze .
Don Genoino preparava la sua vendetta .
Entro’ in dimestichezza con Tommaso Aniello , popolano del mercato , dotato di particolari attitudini al comando , estroverso , gioviale , che non ancora trentenne , era pieno , nella Napoli popolare , di amici che lo avrebbero seguito in qualsiasi impresa .
I due , pur se di estrazione culturale e sociale diversa , trovarono convergenza di intenti , nella insofferenza ai soprusi della nobilta’ .
In vari incontri tra l’ ottantenne Genoino di il ventisettenne Masaniello fu disegnata la trama dell’azione di rivolta che avrebbero dovuto avere il giorno della celebrazione della Madonna Bruna del Carmine , cioe’ il 16 luglio .
L’ occasione fu il ritorno della gabella sulla frutta . La sommossa fu generale e violenta.
Masaniello , alla testa di centinaia di giovani laceri e scatenati , devasta il mercato della frutta , irrompe negli edifici del dazio mettendoli a ferro e fuoco , arringa la folla osannante ; presa coscienza del potere di cui dispone , ordina l’ incendio di alcuni palazzi di proprieta’ di signori particolarmente invisi al popolo per varie angherie praticate , impone prezzi onesti alle botteghe di generi alimentari , eleva il peso della” palata di pane ” , con minacce di morte.
Genoino , ormai ottantenne , vide la possibilita’ di realizzare finalmente il suo sogno , vecchio di decenni ; il progetto di riconcedere al popolo il privilegio di Cola Quinto concesso da Ferdinando il cattolico , e confermato poi da Carlo V, consistente nell’abolizione di tutte le gabelle e nella parita’ di nobili e popolani nelle votazioni.
La ricerca del vecchio documento non fu facile , ma alfine fu trovato negli archivi del convento di San Paolo.
Ma don Genoino voleva di piu’. Cosi’ indusse Masaniello a spiegare al popolo che l’ originale era custodito in Spagna e che Genoino lo stava riscrivendo .
Genoino nel rielaborare il documento , inseri’ cio’ che aveva sognato per tanto tempo : uguaglianza di voti e di poteri tra nobilta’ e popolo , e voto preventivo per le donazioni richieste dal re . Il documento fu dapprima approvato dalle assemblee popolari nella chiesa del Carmine , alla presenza del cardinale Filomarino , poi Masaniello , indossato un abito laminato di’ argento regalatogli dal vicere’ , montato a cavallo e seguito dal cardinale e da Genoino in carrozza , si reco’ a palazzo continuando ad arringare il popolo che faceva ala al suo passaggio , raccomandandogli di incendiare la citta’ qualora gli si giocasse un brutto scherzo . Giunto al palazzo , professo’ la sua fedelta’ al re promettendo un contributo straordinario di un milione di ducati . I documenti furono firmati ed egli bacio’ i piedi al vicere’ , il quale gli dono una collana preziosa che egli si fece autorizzare dagli amici del Mercato ad accettare , e gli conferi’ il titolo di capitano generale . Poi si affacciarono alla terrazza ed egli parlo’ ancora una volta al popolo annunciandogli la apposizione della firma , e facendosi promettere con alzata di mano effettuata da tutti i presenti fedelta’ al re i Spagna ed al vicere’ .
L’ anima vendicatrice di Genoino alito’ quindi sulla rivolta popolare capeggiata da Masaniello , ma non perse mai di vista lo scopo di aiutare il popolo e ed avere per esso , piu’ giuste leggi e migliori condizioni di vita .
Quando la sommossa degenero’ in atroce e inutile carneficina , Genoino , si prodigo’ per riportare la calma e stabilire i termini di un accordo . Egli si adopero’ attivamente nonostante la sua veneranda eta’ a sedare nuove rinascenti sommosse ed a salvaguardare la quiete cittadina , finche non divenne inviso alla plebe .
Fu accusato dal popolo di tradimento , fu rinnegato dagli amici , fu abbandonato dal vicere’ , che ratifico’ la dura condanna emessa da quella stessa gente alla quale aveva consacrato la vita . Stanco , vecchio e malato, in esecuzione della sentenza fu imbarcato su un vascello che lo avrebbe portato in Sardegna , dove nella segreta di un carcere avrebbe dovuto trascorrere i suoi ultimi giorni . La morte gli rese grazia , sopraggiungendo appena sbarcato a Cagliari .

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