DAMNATIO MEMORIAE ( condanna della memoria )

Letteralmente “cancellazione della memoria”, nel diritto romano damnatio memoriae indicava una pena che consisteva nella cancellazione del ricordo (di eventi storici o persone) e nella distruzione di qualsiasi traccia che potesse tramandarla ai posteri, come se non fosse mai esistita.

E’ praticamente quello che hanno fatto i Savoia quando sono entrati in città.
Hanno innanzitutto provveduto a cancellare la memoria storica della dinastia Borbonica cambiando i nomi alla strade o a alle piazze che in qualche modo potessero rappresentare un simbolo della vecchia monarchia.
Gli antichi latini avrebbero appunto parlato di Damnatio memoriae, quella che ha ridotto al silenzio i ricordi della famiglia borbonica e di una parte della nostra storia.

Vollero cancellare la Napoli Borbonica, capitale di un regno che ha segnato la storia per dare spazio ad una Napoli qualsiasi, non più maestosa e indipendente.. ma succube del nuovo Regno.
Incominciò un azzeramento scientifico della cultura del regno del Sud e, quindi, del Meridione (la questione meridionale prima dell’Unità non esisteva).
Il meridione da quel momento veniva condannato a 150 anni di subalternità. Una subalternità economica e sociale, una soggiogazione colonialista che si è poi espressa in termini culturali e biopolitici.
Molte strade e Piazze hanno perso la loro vera identità e storia spesso sostituiti da quelli dei principi piemontesi.
Oggi credo che a distanza di tanti lunghi anni sia arrivato il momento di ritrovare l’identità perduta e cancellare le tracce della colonizzazione piemontese cambiando il nome di alcune strade che niente hanno in comune con la storia della nostra città.

Incomincerei con il cambiare il nome alla piazzetta che si trova in uno slargo di  Via Toledo denominato purtroppo Piazza Sette Settembre e un tempo e definita, per la presenza della vicina chiesa ” largo dello Spirito Santo“.

Chiesa dello Spirito Santo

La Piazzetta è definita ” sette settembre” in onore alla data in cui il generale Giuseppe Garibaldi ( il 7 settembre 1860 )   fece il suo ingresso nella città partenopea e una volta alloggiato in Palazzo Doria D’Angri, proclamò dal balcone del palazzo che affaccia su Largo dello Spirito Santo l’annessione delle province meridionali al Regno sabaudo.

Interessante è il fatto che ad accompagnare Garibaldi vi era da un lato Liborio Romano, Ministro di Polizia e corrispondente di Camillo Benso di Cavour, e dall’altro lato Salvatore De Crescenzo, capo della camorra dell’epoca, detto “Tore ‘e Criscienzo”, i cui uomini ebbero il compito di mantenere l’ordine pubblico.

Questa data segnò l’inizio della fine. La fine del Regno delle due Sicilie e l’inizio del patto tra Stato e Camorra a Napoli.
Proporrei di richiamare la piazzetta come si chiamava una volta restituendole il nome della bellissima basilica vicina e cioe’ ” largo dello Spirito Santo“.

Piazza Sette Settembre precedentemente Largo dello Spirito Santo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno dei casi più famosi riguarda Piazza Dante, uno slargo voluto da Carlo di Borbone denominata fino al 1871 Foro Carolino, in onore proprio del Re.
Dopo l’unità d’Italia fu realizzata una statua di Dante e ribattezzata con il nome del sommo poeta. Sul basamento della statua è inciso «All’unità d’Italia raffigurata in Dante Alighieri», solo perché egli parlò nei suoi scritti dell’Unita d’Italia, ma in realtà è situata in quel posto per azzerare il vecchio nome e far sloggiare la statua del sovrano precedentemente presente.

Nel dare il nome ” Dante” a questa piazza, non hanno tenuto in nessun conto, la sua storia e nessun luogo è più ricco di memoria storica di questo posto.

Foro Carolino

 

 

 

 

 

 

 

 

Anticamente era chiamata” largo del mercatello” perchè ogni mercoledì si teneva il mercato e  dopo che Carlo di Borbone fece costruire l’attuale emiciclo venne chiamato “Foro Carolino”.
L’emiciclo di ordine- dorico che attualmente delinea la piazza fu fortemente voluto da carlo di Borbone ed eseguito da Luigi Vanvitelli. Sulla balaustra possiamo notare ben 26 statue (3 di Giuseppe Sammartino) che  dovevano rappresentare altrettante virtù di re Carlo.
Quindi se c’e un nome che merita questo luogo quello è ” Piazza Carlo ” o Foro Carolino.


Altro luogo di cui i napoletani non hanno mai accettato la nuova denominazione è Piazza Trieste e Trento affezionati  come sono alla vecchia dizione di Piazza San Ferdinando ( esattamente come via Roma citata più volentieri come via Toledo).
In piazza fino al 1919 era era presente il busto del re borbonico Ferdinando II, che fu ovviamente rimosso dai piemontesi e accantonato in deposito di Pietrarsa.


Piazza Trieste e Trento si chiamava inizialmente Piazza San Ferdinando (resistette un pò di più perché c’era l’ambiguità di quel «san») e potremmo cosi  richiamarla anche per la presenza dell’attigua chiesa di San Ferdinando che è per tradizione la chiesa degli artisti poichè vi si celebrano generalmente le esequie di attori e cantanti napoletani.

 

 

La vicina galleria è ovviamente dedicata ad uno di loro ed infatti  si chiama Galleria Umberto I  ma anche l’altra galleria al Museo si chiama Galleria del Principe…

Galleria Umberto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche la piazza più grande della città non sfuggì al destino. La piazza del Plebiscito, ex Largo di palazzo, era il luogo dove si riunivano le truppe in parata per salutare il re e prende l’attuale nome dal plebiscito popolare del 1860  dichiarato da molti come falso, con cui Napoli diceva sì all’annessione al Regno dei Savoia.

Piazza del Plebiscito dovrebbe secondo me tornare al vecchio toponimo di Largo di Palazzo.


Molte delle strade dedicate ai Savoia, erano state realizzate dai Borbone, anticipando di almeno un secolo futuri sistemi urbanistici. Con l’Unità, i Savoia ne cambiarono la denominazione, cancellandone la storia.
Un esempio su tutti è il nome del Corso Vittorio Emanuele. Tale nome oggi non ci parla né dei creatori né delle finalità del percorso. La strada fu voluta da Ferdinando II, ed è stata il primo esempio di tangenziale in Europa, con lo scopo di collegare due nuclei estremi della città dell’epoca: Chiaia e Capodimonte ( collegando quindi anche la città bassa con il Vomero).
Una strada che invece di passare in basso, tra le case, tagliava la collina, snellendo il traffico delle carrozze e delle merci.

 

 

 

 

 

 

 

Originariamente si chiamò «Corso Maria Teresa», in onore di Maria Teresa d’Asburgo Lorena, seconda moglie di re Ferdinando II che commissionò, nel 1853, il progetto all’architetto Errico Alvino  (la prima era stata Maria Cristina di Savoia).
L’opera venne  realizzata nel pieno rispetto del paesaggio poichè il sovrano decise di tutelare l’area con un editto che vietava ogni costruzione verso il mare ( quindi sul lato sinistro della strada ) imponendo il rispetto del panorama; questa restrizione riguardava già dal 1841 le zone di Capodimonte, Mergellina Posillipo e Coroglio e fu quindi estesa anche al corso Maria Teresa.
Dopo  la conquista garibaldina e l’annessione al regno del Piemonte  il nome venne cambiato in corso Vittorio Emanuele (sigh!)

Vittorio Emanuele III, ebbe addirittura la bellezza di quattro strade dedicate al suo nome.
Ma di esempi ve ne sono tantissimi, di piazze con nomi  di «piemontesi».
Per esempio Cavour. A lui è intitolata una piazza (ex Largo delle pigne) nella strada più borbonica di Napoli: via Foria (acronimo di «Fora ’a via»).


A Garibaldi spettano una piazza, le I II III IV Traversa (a Forcella) e una via.
Piazza Garibaldi, il primo luogo che ogni turista vede appena entra in città’ tramite un viaggio ferroviario, andrebbe intitolata al «3 ottobre 1839», una data storica: l’inaugurazione della prima linea ferroviaria italiana, la Napoli-Portici.


L’ ex corso Giambattista Basile si chiama ora via dei Mille.


Ma torniamo ai Savoia: ai principi piemontesi invece sono dedicati molti luoghi;  corso, piazza, traversa e rione Duca d’Aosta e piazza, traversa, via, vico e vicoletto Duca degli Abruzzi.

II principe Umberto ha fatto addirittura man bassa: una piazza, una galleria, un corso (il Rettifilo), la galleria, ed i portici, una via (a Ponticelli) e una a San Pietro a Patierno.


Piazza Amedeo si chiama in questo modo perché è stata intitolata ad Amedeo Ferdinando Maria, duca di Aosta e re di Spagna, figlio di Vittorio Emanuele II.

La Piazza  vanta il primato di essere la prima Metropolitana d’Italia ad essere stata costruita.

La principessa Margherita vanta una traversa, una piazzetta e una via.

La regina Elena una piazza, la regina Margherita una via e un parco (che collegava il nascente quartiere Vomero, al quartiere Chiaia del lusso).

Ci resta ( ed è strano ) la sola piazza Carlo III, dove sorge quello che fu il «Real Albergo dei poveri» poi per il resto più nulla.

 

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