BERNARDO CAVALLINO

Di Bernardo cavallino sappiamo poco della sua biografia e sopratutto della sua formazione artistica. Dei circa ottanta dipinti a lui attribuiti, poco più di dieci portano la sua firma; ciò è dovuto anche al fatto che l’artista lavorò molto con committenti privati e collezionisti.
Egli doveva essere considerato un pittore ideale per opere destinate alle dimore gentilizie o al più in cappelle o oratori privati, pertanto come già detto la sua attività si è svolta quasi per intero al servizio di committenti privati: cosa che non lasciò molte tracce registrate della sua attività e che chiaramente rende assai problematico oggi il reperimento di materiale biografico.

Di certo sappiamo che nacque a Napoli nel 1616. Il padre era un sarto molto famoso e ricercato in città (attivo addirittura per la famiglia Farnese) e commerciante di stoffe preziose.
Entrò in contatto con Aniello Falcone che ebbe un’importante ruolo nella sua formazione artistica e fu certamente allievo di Andrea Vaccaro, da cui assimilò i toni cromatici di Massimo Stanzione, e che subì inoltre molto l’influenza artistica di Antoon van Dyck .
Alla fine degli anni ’30, inoltre, Cavallino collaborò con altri due protagonisti della scena artistica napoletana: Andrea Vaccaro e Artemisia Gentileschi in quegli anni attiva a Napoli, e subì il fascino dell’arte di Rubens.

Cavallino non è un pittore di forti tensioni etiche o spirituali: quello che maggiormente gli interessa nella rappresentazione dei personaggi è far emergere la tenerezza, la grazia di espressione, il garbo degli atteggiamenti e dei comportamenti.

Tra i suoi capolavori possono essere considerati senz’altro l’Immacolata Concezione conservata nella Pinacoteca di Brera e l’Estasi di Santa Cecilia del Museo di Capodimonte, dove si trova anche il bozzetto. Altre sue tele famose sono San Paolo e il centurione e Mosè salvato dalle acque conservati a Napoli nella Villa Pignatelli; il Ritorno del Figliuol Prodigo e il Pagamento del Tributo, ancora a Capodimonte, il Massacro degli Innocenti di Brera, l’Adorazione dei pastori del Museo Nazionale d’Abruzzo,“La Vergine” (considerata uno fra suoi capolavori) della  Pinacoteca di Brera, Milano e la Pietà custodita nel museo Diocesano di Molfetta.

Cavallino è un pittore che non ha lavorato per edifici pubblici; si conosce un’unica opera che egli eseguì per una committenza ecclesiastica (sebbene oggi conservata presso il museo di Capodimonte), la Santa Cecilia in estasi, per l’altare della piccola chiesa annessa al monastero di Sant’Antonio in Portalba: e questo è tutto per quel che riguarda la sua produzione pubblica.

Bernardo Cavallino morì a Napoli, probabilmente nel 1656, a causa di un’epidemia di peste. È sepolto nel Cimitero Monumentale di Napoli.

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