ANTONIO CARDARELLI

“… tutta la gente lo chiamava, l’invocava, gli tendeva le mani, chiedendo aiuto, assediando il portone, le scale, la sua porta… con la pazienza e la rassegnazione di chi aspetta un salvatore”.
Matilde  Serao

In assoluto uno dei piu’ grandi medici del passato alla cui  memoria e’ stato dedicato il piu’ grande Ospedale della nostra città’e del  sud Italia.

Nato il 29 marzo 1831 a Civitanova del Sannio da Urbano Cardarelli, medico  della cittadina e Clementina Lemme, baronessa di Belmonte del Sannio , compie gli studi classici nel Seminario Vescovile di Trivento e alla sola eta’ di 17 anni si reca a Napoli, dove si iscrive  liberamente ( senza nessun testo di accesso ) dopo due anni propedeutici , al corso di medicina presso il collegio Medico di S. Aniello a Caponapoli dal quale uscì laureato in medicina all’età di 22 anni .Egli una volta completato gli studi in medicina , decise poi di rimanere definitivamente nella nostra citta’ dove  trascorse tutto il resto della  sua vita.

Era da poco laureato, quando fu bandito un concorso per assistente medico all’Ospedale degli Incurabili di Napoli. Era qusto l’ospedale più grande del Regno delle due Sicilie che raccoglieva pazienti da tutte le parti dello Stato e non solo. Tutta la patologia più seria affluiva in questo ospedale. I medici che vi operavano erano dei veri maestri che accoglievano studenti ai quali insegnavano la medicina pratica al letto del malato. Inoltre vi era la consuetudine che tutti i medici, periodicamente si riunissero attorno al letto del malato più interessante a discutere il caso collegialmente.Entrare in quell’ospedale significava entrare nel regno della medicina. Cardarelli non aveva ancora i requisiti per concorrere, ma venuto a sapere dell’assenza  di un candidato che aveva il cognome simile al suo , si presentò al suo posto. e sostenne l’esame .Il suo colloquio fu talmente brillante da  impressionare  la commissione e risultare  primo assoluto su quasi 200 candidati. Il suo compito, a giudizio unanime della commissione, fu il migliore di tutti quelli presentati. Il tema era sulla scabbia che, all’epoca, era ritenuta una malattia legata all’alterazione degli umori. Nel suo compito  egli confutò la tesi corrente dimostrandone la natura parassitaria da poco scoperta dal Renucci nell’ospedale San Luigi di Parigi. All’apertura delle buste dimostrò di essere lui l’autore e poichè all’epoca esisteva ancora un pò di meritocrazia nel mondo medico , la  commissione lo confermò nella vincita del concorso .                        La pioggia di ricorsi fu impressionante. Il caso assunse dimensioni nazionali nel momento in cui, anche di fronte all’evidente violazione delle regole del candidato, la Commissione si ostinò nel difendere la propria scelta. Si scomodò persino il Ministro della Pubblica Istruzione, al quale il presidente della Commissione rispose: “O entra Cardarelli, o ne usciremo tutti noi”.

Entrato avventurosamente, nell’Ospedale degli Incurabili ,incomincio’ così una fantastica carriera di medico percorrendo tutti i ruoli ospedalieri : assistente, aiuto, direttore di sala, e infine primario.senza alcuna raccomandazione politica come invece avviene oggi ,La sua capacità di diagnosi e la sua capacità di utilizzare al meglio i pochi mezzi terapeutici disponibili all’epoca lo resero in poco tempo  il clinico più famoso in città ed in Italia al punto tale da portarlo ad avere celebri pazienti come Papa Leone XIII , Giuseppe Garibaldi , i sovrani Vittorio Emanuele II e Umberto I , Giuseppe Verdi . Bovio , Crispi , Benedetto Croce  e tante altre personalità dell’epoca, ma anche tanta gente umile che andava a visitare nei bassi.
Si racconta che era talmente bravo da riuscire a diagnosticare qualsiasi patologia allora conosciuta . Era dotato di un grande intuito clinico che gli consentiva di effettuare diagnosi rapide e infallibili effettuando un solo  primo sguardo all’ammalato  Gli bastava infatti dare un’occhiata fugace ad un paziente per individuare con certezza il male di cui soffriva. Questa sua dote taumaturgica straordinaria, unitamente alle sue competenze, alla stima incondizionata dei potenti che a lui affidavano la propria salute e alla stima che gli tributava il popolo (  che il medico spesso visitava e curava gratis ) ,  fecero di lui una leggenda medica vivente : si diceva di lui in citta’ che pur non essendo santo facesse miracoli .
Dotato anche  di eccezionali doti didattiche , fu però tenuto per anni in disparte dal mondo accademico, tanto da essere nominato professore di Patologia medica solo a cinquantotto anni; stimatissimo docente universitario ricevette però i più grandi consensi come medico e diagnostico, diventando sin dagli inizi della carriera un vero e proprio mito, per il suo ‘occhio clinico’ ormai leggendario. Un suo grande numero di allievi , richiamati dalla sua grande fama , era comunque gia’ presente al suo seguito da quando divenne primario all’Ospedale Incurabili .
Molti suoi colleghi che non gradivano la sua aura di santone , invidiosi della fama e della stima unanime di cui godeva il grande clinico, spesso guardavano con scherno  le sue diagnosi  e a tal proposito si racconta che alcuni di loro per prenderlo in giro  e metterlo alla prova , gli organizzarono un terribile trabocchetto.
Inviarono da Cardarelli  come finto malato un loro complice che si fingeva gravemente malato.  Il loro scopo ovviamente era quello di farlo esporre  a pronunciare una diagnosi del tutto infondata per poi sbugiardarlo e ridicolizzarlo pubblicamente. Cardarelli  visitò il paziente e tra il grande stupore dei colleghi sentenziò la nefasta diagnosi di una grave nefrite cronica, che se non adeguatamente trattata lo avrebbe condotto rapidamente alla morte. Gli prescrisse anche una adeguata terapia che ovviamente lui non si prodigo’ ad effettuare. Quando i colleghi divertiti  gli rivelarono di avergli  presentato una persona sana ( almeno cosi’ credevano ) , incominciarono a prenderlo in giro e a criticarlo apertamente .
Egli non si scompose minimamente. Il finto ammalato morì infatti sette giorni dopo con  diagnosi di nefrite cronica.
Alle iniziali burle dei colleghi dovette poi alla morte dell’ improvvisato paziente per nefrite , seguire il silenzio piu’ assoluto da parte di tutti i colleghi
L’applicazione della sua abilità diagnostica, oltre che a procurargli invidia e dispute con i maggiori luminari della medicina in Europa, faceva spesso inneggiare il popolino al miracolo, alimentando così la sua fama, le leggende e gli aneddoti che inevitabilmente nascevano attorno alla sua figura.
Si  incomincio’ a raccontare in giro che per diagnosticare mali gravissimi in persone all’apparenza sane a lui bastava un solo sguardo e che egli individuava con estrema facilità l’aneurisma aortico, facendo solo pronunciare la lettera ‘a’ agli ammalati.
Gli  aneddoti intorno a lui si moltiplicarono ogni giorno di più ;  si diceva ad esempio che, trovandosi in treno, preannunciò un malore ad una giovane sposa che viaggiava nel suo scompartimento, oppure che fece diagnosi  di tubercolosi ad un cantante semplicemente ascoltandolo cantare durante un concerto mentre era seduto tra il pubblico al Teatro San Carlo .
Si diceva che salvo’ la vita ad un pescatore facendo diagnosi  di aneurisma dell’aorta  semplicemente ascoltando il suo  urlare un po rauco in riva al mare mentre egli passava da quelle parti con la sua carrozza.
Ad Elvira Donnarumma ,  una cantante dell’epoca molto nota visitandola le diagnostico’ un cancro epatico e pronunciandosi le fece una prognosi avventata di un rimanente solo  anno di vita . Due anni dopo la cantante si esibiva ancora in teatro e quando una sera  i due si incontrarono, in occasione di uno spettacolo  dove Cardarelli si era recato ad ascoltarla egli non mancò di porre  alla cantante le sue scuse per averle annunciato la morte entro l’anno, al loro primo incontro. Elvira Donnarumma sarebbe invece morta solo nel 1933, ma per un tumore al fegato.

Fece invece  scalpore il caso legato al Papa Leone XIII. I dottori del Vaticano, solitamente noti per essere selezionati tra i migliori al mondo, avevano sentenziato che i problemi di salute del Papa derivavano da una pleurite essudativa. Cardarelli  , unico tra i medici interpellati , non visitando il  Papa, ma solo leggendo il bollettino medico, si fece un’idea diversa: tumore mortale alla pleura.
La sua intuizione fu raccolta e pubblicata con l’inganno, sottoforma di intervista mai concessa, da un allievo di Cardarelli che faceva anche il giornalista. La notizia dell’imminente morte del Papa suscitò le ire del Vaticano, e l’ansia di tutti i fedeli. Cardarelli si ritrovò al centro di un’enorme bufera, per aver solo confessato le proprie impressioni ad un suo allievo. Fatto sta che Leone XIII morì, e sebbene non vi sia autopsia che lo certifichi,( ai papi era proibito fare autopsia ) morì molto probabilmente di tumore alla pleura, visto che gli imbalsamatori che si occuparono di quel corpo, confermarono l’intuizione del dottore.

Tra i tanti aneddoti sulla sua persona ne circolava uno particolarmente curioso  tra i vari studenti universitari : ad un paziente dell’ospedale cui aveva fatto diagnosi, infausta, di tumore del fegato e su questo tema aveva tenuto la lezione ai suoi allievi, un suo collega, in perenne contestazìone con lui , aveva invece diagnosticato,  la sifilide epatica e in questo senso si era espresso con i suoi allievi a lezione. Fra i due gruppi di studenti cominciarono le discussioni che divennero polemiche quando investirono i due docenti che ,rimanendo ognuno della propria opinione, si sfidarono sulla giustezza della diagnosi: colui che avesse sbagliato la diagnosi sarebbe andato via dall’ospedale. Le diagnosi erano entrambe infauste e il paziente che stava male in breve morì. A tutti i pazienti deceduti in Ospedale veniva praticata l’autopsia e quel giorno in sala settaria vi era una gran folla di studenti che assistevano e quando l’anatomo patologo estrasse il fegato tumorale gli allievi del Cardarelli tutti si sollevarono  in un fragoroso applauso. Il collega lasciò l’ospedale e l’insegnamento e ritornò al suo paese a fare il medico condotto.

Per 14 anni si dedico’ anche alla politica ( dal 1880 al 1904 ) dove in  Parlamento  dapprima alla Camera ed in seguito al Senato per ben sette legislature sostenne ripetutamente l’esigenza di istituire in alternativa ai costosi ricoveri, nuove strutture da lui chiamate “Policliniche”  dove i paziente non erano costretti ad una lunga e onerosa degenza ( servizi molto simili agli odierni “Day Hospital” e Pronto Soccorso).

Passarono tanti anni ed anche il nostro amato Cardarelli invecchiò fino a quando in una soleggiata giornata del  1923 un corteo numerosissimo di giovani allievi della facoltà di Medicina di Napoli, proveniente dall’edificio centrale dell’Università in Corso Umberto, sfilò in Via Santa Maria di Costantinopoli, ( a pochi passi dal Museo Archeologico e da Piazza Bellini ) , trainando a mano una carrozza senza  cavalli; il corteo era seguito da una folla di professori universitari, medici e gente del popolo. Lungo tutto il percorso la gente accalcata ai lati della strada , salutava con lunghi applausi e lanci di fiori l’insolito corteo. Seduto in quella carrozza  si trovava  un vecchietto signore, piccolo ed elegante, che sorrideva dietro i suoi candidi baffi bianchi: era Antonio Cardarelli, il grande clinico, che a novantadue anni, divenuto oramai una leggenda vivente ,  era stato costretto dalla nuova legislazione dell’epoca a ritirarsi dall’insegnamento.
I suoi studenti, i suoi colleghi e soprattutto il popolo che tanto amava, lo stavano riaccompagnando a casa, in quella casa di via Costantinopoli  ( nella zona del Museo Archeologico )  , dove sulla facciata oggi una lapide lo ricorda, e dove in quegli anni sostava in attesa di una sua visita una affollata massa di persone.
Napoli , con la gratitudine che a volte la contraddistingue , calorosa ed in alcuni casi anche eccessiva, salutava in questo modo la conclusione di una eccezionale carriera del loro grande medico che andava in pensione  e quando poi  il 7 gennaio del 1927 , Antonio Cardarelli lasciò questo mondo, moltissime personalità politiche e culturali, da tutta Italia, intervennero per ricordare, a loro modo, il compianto scienziato ( tra i quali Mussolini e  D’Annunzio ).

La moglie , Annunziata Giannuzzi, figlia di un medico napoletano sposata nel 1854 alla sola età di 23 anni ,gli fu teneramente vicina negli ultimi anni della sua vita ( non ebbero figli ) quando basandosi su un ragionamento clinico fece la sua ultima ultima diagnosi e la sua  ultima  prognosi ad esito infausto a  se stesso .

Dopo la sua morte la fama non si spense, anzi ingigantì e nacque il “mito Cardarelli”: il clinico che faceva diagnosi guardando in volto il paziente o solo sentendolo tossire o a sentirlo parlare. Divenne il clinico per antonomasia, il termine di paragone dei clinici, non solo a Napoli o nel Molise, ma ovunque in Italia e in Europa,

Le  diagnosi fatte da Cardarelli erano sempre basate sull’osservazione prima e sul ragionamento clinico poi. La sua grande capacità era quella di capire quali fossero i sintomi più importanti nel contesto del paziente e la rapidità di sintesi del suo ragionamento clinico. Sosteneva e insegnava che “il medico diagnostica e non divina; la diagnosi si fa per segni e non per ispirazione”.

Dal racconto dei suoi allievi Cardarelli doveva essere  un uomo dal carattere volitivo e deciso, sicuro di sé, ma non vanitoso, poco propenso al ripensamento e ad essere contraddetto. A volte addirittura burbero, ma sempre disponibile a ogni richiesta di aiuto. Fu comunque molto amato dai suoi allievi in quanto l’attività alla quale si  dedicò con maggiore passione fu proprio  l’insegnamento. Tutta la sua esperienza di clinico che andava via via maturando la trasmetteva infatti senza gelosia ai suoi allievi ( al contrario di tanti universitari di oggi ).La sua aula era sempre gremita da un numero notevole di studenti che lo avevano scelto come maestro e lo seguivano in corsia dopo la lezione.                  Nelle sue lezioni insegnava come si doveva fare per farsi descrivere i sintomi dal malato, come ricercare i segni clinici, come impostare il ragionamento diagnostico. Non bisognava  disdegnava l’aiuto che veniva dai laboratori di analisi e dalla  radiologia che potevano aiutare nella diagnosi, ma non si doveva mai dimenticare la clinica .Sostenendo  che poiché solo pochi studenti , successivamente alla laurea riuscivano poi ad entrare negli ospedali e nelle cliniche dove potevano usufruire dei vantaggi della semeiotica strumentale , non bisognava affidare a queste apparecchiature i soli meriti della diagnosi poichè  la maggior parte di essi avrebbe professato la propria attività di medico con  le sole risorse diagnostiche di semeiotica e  clinica  e  a queste  bisognava dare maggiore attenzione .Le sue lezioni curavano infatti particolarmente questo aspetto clinico e poichè  era un profondo sostenitore delle terapie chirurgiche di cui seguiva i progressi , raccomandava continuamente di inviare al chirurgo quei pazienti che potevano giovarsi delle terapie chirurgiche.

 

La sua attività didattica  è durata ufficialmente  65 anni e come dicevamo, alle sue lezioni, sempre affollatissime, assistevano non solo studenti, ma anche medici e docenti. Le lezioni cominciavano con l’accuratissima storia clinica del malato, sempre presente in aula, poi la puntigliosa ricerca di segni obiettivi e poi il ragionamento clinico, serrato, preciso, logico, che portava alla diagnosi. Quando, poi, dopo una diagnosi infausta ,   il paziente passava a miglior vita, tutti gli studenti si recavano in anatomia patologica dove il prof. Otto Von Schron eseguiva l’autopsia, come racconta in un suo scritto il prof. Montalbò, che di Cardarelli fu allievo e al maestro dedicherà l’Ospedale di Campobasso ristrutturato.

Quando una diagnosi difficile era esatta si entiusiasmava anche il rigido anatomo patologo che esclamava: “Questa diagnosi la poteva fare solo il Padre Eterno”. Quando la diagnosi non era confermata il Maestro ne faceva oggetto di altra lezione nella quale riesaminava tutti i punti per far comprendere dove era stato commesso l’errore: “Il più bravo è quello che sbaglia di meno – diceva – ma quando si sbaglia è necessario parlare dell’errore commesso perché in tal modo si evita di ricadervi e si aiuta gli altri a non commetterlo”.

Quanto si è riferito fin qui spiega l’entusiasmo e l’affetto degli studenti per il maestro e quello che successe all’ultima lezione quando, lasciato l’insegnamento perché collocato a riposo all’età di 93 anni, gli allievi lo andarono a prendere a casa e lo portarono in clinica per un’altra lezione nella quale egli, con voce ferma, fece una dotta lezione ricca di insegnamenti e dettò il suo testamento spirituale: “Non ho la presunzione di essere uno scienziato, ne so se ho dato il minimo contributo alla scienza; so che sono stato un insegnante attivo, energico, costante, che ha consacrato tutta la vita all’insegnamento per 65 anni, dall’età di 28 a quella di 93 anni. Non merito di essere iscritto nell’albo d’oro degli scienziati, ma pretendo di essere iscritto in quello d’argento degli insegnanti”. Concluse la lezione dicendo: “Voglio che mi amiate e soprattutto mi ricordiate come maestro”. All’ovazione finale seguì una grande manifestazione di affetto: fu portato in trionfo dagli studenti che tolsero i cavalli dalla sua carrozza e la trainarono a braccia fino a casa. Per finire si vuole ricordare la magnifica sintesi che fece Gabriele D’Annunzio della figura e della personalità di Antonio Cardarelli per l’epitaffio:

 

SIA VENERATA IN OGNI TEMPO QUEST’URNA

CHE NEL NOME DI

ANTONIO CARDARELLI

CLINICO INSIGNE E MAESTRO INSUPERATO

DI TRE GENERAZIONI

RIASSUME E RICORDA

LA GENIALITA’ DI UN INTELLETTO SOVRANO

UNA PIETA’ CHE NON CONOBBE CONFINI

UN APOSTOLATO INSOFFERENTE DI RIPOSO E DI TREGUE

Il suo esempio come quello di altrettanti bravi medici del passato ( Moscati , Marco Aurelio Severino ,Gianfilippo Ingrassia, Ferdinando Palasciano ,Domenico Cirillo ,Domenico Cotugno,Antonio Sementini , Bruno Amantea, Michele Troya solo per citarne alcuni ) dimostra che i test di selezione a medicina non servono a selezionare i migliori medici .       Tutti quelli citati hanno certamente fatto la storia della medicina a Napoli ed in Italia ( non   effettuando  nessun test di ingresso agli studi in medicina )  e per alcuni di essi che partivano da famiglie povere ed umili come per esempio  Domenico Cotugno , l’attuale sistema di selezione dei test di ingresso a medicina non gli avrebbe permesso di esercitare la professione da lui amata e praticata con tanto successo .
Il sistema con cui e’ i fatti oggi organizzato il sistema selettivo dei medici , ( a numero chiuso ) non portera’ mai lo studioso e bravo figlio di un umile operaio alla laurea in medicina .
Nel nostro attuale sistema scolastico al quinto anno di liceo scientifico non si studia biologia e chimica .Negli istituti superiori non si studia logica ,  eppure il rigido criterio di ammissione a numero chiuso si basa prevalentemente su queste materie .
E’ quasi obbligatorio quindi rivolgersi a professori privati o istituti di preparazione .
II business dei corsi a pagamento preparatori dei test di accesso, scaturito proprio da tale carenza della scuola, comporta una discriminazione in partenza privilegiando i pochi che possono permetterseli, e causi la violazione dell’art. 3 e dell’art. 34 della Costituzione.
La preparazione ai test , costa ( 3/4 mila euro ) una spesa non sostenibile da uno stipendio operaio e la sede  universitaria nazionale di eventuale vincita al concorso fuori dalla tua citta’ residente e’ una spesa non sostenibile da uno stipendio da impiegato ( alloggio , cibo , trasporti , tasse universitarie etc ).
L’introduzione del numero chiuso ha dato vita ad un vero e proprio business basato sulla creazione e lo sviluppo di numerose società private che hanno realizzato numerosi testi (Alphatest, Cepu), e corsi preparatori onerosi (Cepu, Scuole Private, professori privati ) , che di fatto creano delle disparità tra studenti, poiché non tutti possono permettersi di pagare prezzi esorbitanti. Il sistema, dunque, non garantisce il dettato costituzionale per cui il diritto allo studio è inteso anche come diritto all’accesso. Non sono garantite a tutti le stesse possibilità a prescindere dalle condizioni socio economiche di partenza, infatti, chi potrà prepararsi ai test frequentando corsi ad hoc, sarà sicuramente avvantaggiato rispetto a chi non potrà .Il numero chiuso difatti limita il diritto allo studio e protegge le lobby.
Il numero chiuso, infatti, altro non è che una legge illegale che vieta la conoscenza. Questo sistema, ogni anno, calpesta il diritto alla libera formazione e all’istruzione “gratuita” di migliaia di studenti che, per accedere ai corsi di laurea, sono “costretti” a dover frequentare corsi di preparazione onerosi al fine di immagazzinare quante più conoscenze nozionistiche possibili e certamente non selezione i migliori futuri medici ma solo quelli che nati in una famiglia piu’ agiata hanno piu’ possibilita’ .
Oggi i migliori ospedali della nostra città’ sono intitolati a grandi medici che non hanno svolto test di ingresso ….. e non mi sembra che abbiano esercitato la loro professione medica  tanto male .

CURIOSITA’ :  Per fortuna, anche se raramente, la diagnosi o la prognosi fatte da Cardarelli non tutte erano esatte. Tutti. o quasi, conoscono la diagnosi di tumore intestinale fatta a un sacerdote molisano che aveva un semplice fecaloma eliminato succesivamente con un purgante. Era un caso clinico che egli ironicamente  raccontava  talmente tante volte che, ancora oggi ,nella pratica comune, anche dopo molti anni , i medici chiamano il fecaloma il “tumore di Cardarelli”.

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