Museo del tessile e dell’abbigliamento

Il Museo del tessile e dell’abbigliamento e’ situato nel monumentale edificio seicentesco presente nel cuore dei Quartieri spagnoli  in piazzetta Mondragone .

Il complesso edilizio fondato nel 1655 dalla Duchessa Elena Aldobrandini, consorte di Antonio Carafa , Principe di Stigliano e duca di Mondragone era inizialmente costituito da una piccola chiesa con accanto una sorta di monastero laico chiamato“Ritiro per Matrone Vergini e Oblate”’ nella  quale si accoglievano orfane, malate, prostitute , nobili  donne decadute  e vedove in difficoltà .

 

La piccola chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie, venne successivamente inglobata in un nuovo più grande edificio di culto divenendone la sacrestia  , quando in seguito a danni da terremoti  e alle nuove esigenze di ingrandire l’educantato si decise di riammodernare l’intera struttura  .

l nuovo edificio di culto venne progettato dall’architetto Arcangelo Guglielmelli che realizzò una costruzione in stile barocco, con pianta a croce greca, cupola e decorazioni in stucco e marmi policromi.

Nel  1725 il cantiere venne poi affidato a Giovanni Battista Nauclerio che progettò la facciata, incastonata tra il Ritiro stesso e un altro edificio, completando gli interni .

Le decorazioni in stucco e gli altari, sia quelli laterali che quello maggiore  vennero realizzate dallo stuccatore Giuseppe Scarola.

Il Nauclerio progetto’ anche il pavimento in cotto e ceramica (con al centro una stella da cui partono complessi intrecci di rami, fiori e festoni), poi posato da Giuseppe Barberio .

Nel 1743, la priora Anna Sanfelice decise di migliorare l’altare maggiore e, dopo aver racimolato la somma necessaria vendendo alcuni gioielli, ingaggiò Ferdinando Sanfelice per il progetto della nuova struttura dove venne collocato il dipinto raffigurante la Madonna delle Grazie, realizzato da Giuseppe Marullo insieme ad altre due tele, una con Santa Rosa e una con la Visione di Santa Candida.

 

Il monastero – ritiro divenne per lungo tempo in zona un importante luogo di riferimento per donne in difficoltà riscuotendo un  grande successo e   divenire spesso  insufficiente per capienza con conseguenti nuovi allargamenti strutturali  edilizi .,Con lo scorrere del decenni poi , però , la fortuna del Collegio iniziò gradatamente a scemare. Dopo l’unità d’Italia, nel 1870, il complesso divenne proprietà dell’allora Ministero della Pubblica Istruzione che ne fece prima, dal 1915, un convitto per le bambine orfane e poi una scuola. Nel corso della seconda guerra mondiale, chiuso il convitto, vi fu istituita una scuola popolare per la classe operaia ed una parte dell’edificio fu adibita ad asilo per accogliere i figli dei soldati impegnati al fronte.

Dopo tante vicissitudini, al termine del conflitto mondiale, l’Ente riprese l’opera educativa orientandosi verso le attività artistiche legate alla tessitura ed al ricamo. Oggi il complesso è occupato in parte da una caserma dei carabinieri ed è anche Polo Regionale della moda femminile con un Museo del Tessile e dell’Abbigliamento, in cui sono esposti anche i lavori che venivano fatti in passato dalle ospiti del Ritiro.

Il Museo del Tessile e dell’Abbigliamento, è  un centro privato diretto dalla Fondazione Mondragone  , dedicato alla  nobildonna Elena Aldobrandini , fondatrice del caritevole istituto .Esso  espone bellissime collezioni di storici vestiti  che vanno dal Cinquecento ai giorni nostri ripercorrendo in tal modo la storia del mondo della moda dell’arte tessile e sartoriale partenopea.

Il museo espone  al I piano ed al II piano, in sale separate,  abiti  che esprimono, nella cura dei dettagli e nella raffinatezza dell’esecuzione, il livello raggiunto dalla sartorialità napoletana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento con bellissime collezioni di storici tessuti.

Le prime due sale al primo piano ospitano gli arredi sacri e i paramenti liturgici provenienti dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie. La terza sala conserva tessuti ricamati con la famosa seta di San Leucio  risalenti ai secoli XVII e XVIII  , numerosi merletti e  pizzi al tombolo e numerosi   abiti storici realizzati attenendosi ai dipinti dei maestri napoletani del ‘600. Sono inoltre presenti  costumi regionali di popolane comunemente indossati nei giorni di festa, e alcune foto e lettere che raccontano la storia dell’Istituto  al tempo del “Convento femminile di lavoro”. Nell’ultima sala si racconta invece la storia del costume e dell’abbigliamento dal 1800 ad oggi.

 

 

Tra gli oggetti esposti, quali paramenti sacri, portiere da finestre ricamate, merletti, pizzi, elementi di biancheria, emergono i pregiati tessuti della collezione Passerini, e gli abiti delle donazioni Del Balzo e Pignatelli  , capaci di esprimere  l’antica tradizione dell’artigianato meridionale nell’arte della seta, introdotta a Napoli intorno all’anno Mille.

Ma oltre a questo  nucleo storico, costituito da paliotti e paramenti sacri di produzione campana, databili a partire dalla fine del Seicento fino al XIX secolo , il Museo offre anche un ricco repertorio di tessuti da arredamento e passamanerie contemporanei che coprono l’arco di tempo della prima metà del Novecento e tessuti ed accessori provenienti dalla collezione Mare Moda Capri di Livio De Simone.

Particolarmente interessante è la Sezione – Abbigliamento – frutto di generose donazioni da parte di grandi famiglie aristocratiche napoletane e di note sartorie tra cui la più considerevole per quantità e qualità dei capi è la sartoria Sarli.  Gli abiti in esposizione esprimono, nella cura dei dettagli e nella raffinatezza dell’esecuzione, il livello raggiunto dalla sartorialità napoletana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

 

 

 

Fanno da sfondo alle collezioni gli arredi sacri dell’annessa Chiesa di S.Maria delle Grazie e alcuni dipinti dei maestri napoletani del ‘600.

 

 

 

Un ulteriore tocco di eleganza e di raffinatezza è dato da una rassegna di cappelli, di ombrellini da passeggio e di guanti, databili sempre tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento presenti nell’integrato  museo della guanteria  che raccoglie quaranta pezzi storici che vanno dal XVIII secolo ai giorni nostri, oltre a macchinari d’epoca e un abito fatto interamente di guanti.

 

 

 

 

In stretta sintonia con il Museo del Tessile e dell’Abbigliamento è stata concepita in questo luogo anche la nascita del Laboratorio di Costume e di Storia della Moda. Questa è una sezione operativa impegnata nell’attività didattica,che si pone l’obiettivo di preservare le tecniche sartoriali antiche, affiancate alle soluzioni moderne per incentivare forme nuove di sperimentazione, ricerca e studio.

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