LA VILLA DEI PAPIRI

La Villa dei Papiri, è una villa di epoca romana, rimasta sepolta sotto una coltre di detriti vulcanici di circa trenta metri durante l’eruzione del Vesuvio del 79 .
Ritrovata a seguito degli scavi archeologici dell’antica Ercolano, venne al momento del suo ritrovamento chiamata in questo modo perché’ conservava nel suo interno una biblioteca con oltre milleottocento papiri.
La costruzione della Villa conosciuta anche con il nome di Villa dei Pisoni avvenne tra il 60 ed il 50 a.C. ed appartenne con molta probabilità a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino , suocero di Gaio Giulio Cesare, nonché protettore del filosofo Filodemo di Gadara, di cui molte opere erano conservate all’interno della dimora.
La villa , bellissima ,  sorgeva con i suoi tre livelli ed i suoi 250 metri di lunghezza , a strapiombo sul mare, su quella che era la linea di costa prima dell’eruzione.
Il suo ingresso preceduto da un portico con colonne , affacciava direttamente sul mare, e faceva da anticamera a numerosi ambienti affrescati a mosaico che si aprivano su di un grande giardino contornato da 64 statue con al centro una piscina .
La villa era infatti fornita anche di un impianto idrico a servizio oltre che della piscina anche delle numerose vasche, fontane e bagni di cui era dotata
.
La villa già con il terremoto di Pompei del 62, era rimasta fortemente danneggiata ed al momento della nuova eruzione era in fase di ristrutturazione . Quando i lavori non era ancora completati ( come dimostrano i cumuli di calce e colori ritrovati ) , l’intera villa in seguito alla nuova eruzione del Vesuvio del 79 , venne sommersa da uno spesso strato di lava al punto tale che tra la villa e la superficie alla fine dell’eruzione erano depositati dai venticinque ai trenta metri di materiale piroclastico.
Ritrovata poi per caso durante la costruzione di un pozzo , fu oggetto , a partire dal 1750 , sotto la direzione di Roque Joaquín de Alcubierre, e Karl Weber di numerosi scavi durante i quali vennero riportati alla luce non solo magnifici affreschi e pavimenti, ma anche un gran numero di statue in marmo e bronzo realizzate nel nel I secolo a.C. ( un totale di ottantasette statue, di cui cinquantotto in bronzo ed il restante in marmo ) e cosa ancor più sorprendente circa duemila rotoli di papiri conservati nella grande biblioteca presente nella villa .
Tutte le statue ritrovate dopo essere state a lungo protagoniste del Museo Herculanense ,sono oggi esposte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli ed alcune di esse sono oramai divenute famosissime come ad esempio il Satiro ebbro, Hermes in riposo , Pan con la capra, il satiro dormiente , Atena combattente , le danzatrici, i cerbiatti ,un giovinetto orante , una statua che ritrae Isocrate , un’erma raffigurante probabilmente Lucio Anneo Seneca , un’ altra raffigurante Dionisio , un busto raffigurante Tolomeo , un altro raffigurante Ercole , altri raffiguranti il re Pirro , un pseudo Saffo, Doriforo ,e sopratutto quella che rappresenta i Corridori.
I papiri incastonati in un enorme cumulo di materiale piroclastico , apparvero inizialmente ai primi archeologi solo come dei normali sassi di un colore nerissimo o semplici pezzi di carbone e senza comprendere cosa fossero incominciarono a maneggiarli senza molta cura : fu solo dopo che uno di questi , cadendo e rompendosi mise in rilievo delle lettere greche al suo interno che compresero l’enorme tesoro che avevano tra le mani.
Milleottocentoventisei rotoli di papiro carbonizzati, custoditi in alcune casse ed avvolti in scorze di legno scritti per lo più in greco e solo i piccola parte in latino .
I papiri destarono all’epoca grande curiosità ed attenzione da parte di molti studiosi finendo per divenire una delle maggiori attrattive e tappa quasi d’obbligo di quel famoso viaggio d’istruzione definito gran tour a cui partecipavano tutte le persone provenienti da tutta Europa che volevano acculturarsi .
Si ritiene che la biblioteca sia sorta ad opera del filosofo Filodemo di Gadara (110-30 a.C. ca.), il quale, portando probabilmente con sé dalla Grecia un nutrito gruppo di manoscritti con i testi di Epicuro e dei suoi seguaci, avrebbe dato vita nella villa di Ercolano ad uno dei centri di diffusione delle dottrine epicuree nella società romana.
I papiri furono ritrovati in una stanza al centro della quale si trovava uno scaffale o tavolo che poteva servire di appoggio per la scrittura. Molti di essi , conservati e stipati in rotoli , furono rinvenuti ammucchiati a terra ed altri riposti in una capsa libraria cilindrica.
Il re Carlo di Borbone che aveva dato avvio agli scavi dell’antica Ercolano capì subito l’importanza del ritrovamento ed incuriosito dal loro contenuto si adoperò immediatamente per carpirne i segreti .
I rotoli purtroppo però , sottoposti ad una temperatura elevatissima ( tra i 300 e i 320°C ) e sepolti per lungo tempo sotto una coltre di materiale vulcanico ad una profondità di circa 25 metri , avevano subito un processo di parziale combustione e carbonizzazione, che li aveva resi simili a pezzi di legno bruciato con il risultato di conferire agli stessi un’estrema friabilità, ed un alto rischio di sfaldamento .
Molti infatti andarono distrutti durante la fase di srotolamento per effettuarne una possibile lettura. Si capì quindi ben presto che il rischio nello srotolarli e di perderli per sempre in modo irreparabile era altissimo e dopo i primi infelici tentativi di apertura nel corso dei quali si utilizzarono soluzioni di vario genere, glutinose, idroalcoliche, e dissolventi ( al fine di restituire elasticità alla materia carbonizzata) si decise di trasportare i papiri nella Reggia di Portici dove si andava organizzando , con tutti gli oggetti venuti alla luce dallo scavo delle città vesuviane , il Museo Ercolanese sotto la guida del direttore Camillo Paderni.
Nella Reggia di Portici venne a crearsi in un un’apposito spazio una vera e propria ‘‘Officina ‘dove si procedeva al restauro dei numerosi resti di opera d’arte . I papiri ritrovati vennero deposti in questa stanza e ovviamente divennero anche gli oggetti di maggior studio e attenzione dell’ Officina .
Da quel momento si cimentarono nello svolgimento dei papiri vari e noti personaggi .
I primi tentativi furono operati operati dallo stesso direttore museale con un sistema che fu definito ‘ della scorzatura ‘; con due incisioni divideva il rotolo in due semicilindri e dei disegnatori ricopiavano lo strato venuto alla luce prima che fosse irrimediabilmente distrutto per far posto a quello seguente . Facendo in questo modo L’ unico strato che rimaneva era quello esterno detto appunto ‘ scorza ‘ .
Risultato di questa operazione, fu la divisione di un unico manoscritto in più parti, non sempre ben conservate e delle quali si è spesso persa la nozione dell’originaria provenienza .
Il re , alla continua ricerca di un metodo valido per svolgere i papiri fece addirittura ricorso in un primo momento al famoso principe di Sansevero, Raimondo di Sangro ( quello della cappella Sansevero e del Cristo Velato ) che penso’ ( male ) di trattare con il mercurio tre o quattro rotoli di papiro, nella persuasione che la capacità di penetrazione del metallo potesse favorire il distacco dei fogli; ne determinò invece la perdita completa ed il suo metodo si rivelò quindi del tutto inefficace.
Il filologo Alessio Simmaco Mazzocchi, invece espose un rotolo di papiro ai raggi del sole sotto una campana di vetro, provocando in tale modo la scomparsa della scrittura.
Decisivo a quel punto invece fu per le sorti della raccolta , l’arrivo a Portici, nel 1753, del padre scolopio Antonio Piaggio .
Egli si era già distinto presso la Biblioteca Vaticana per le sue competenze nel settore del restauro del materiale antico e invitato a corte per una sua consulenza , mise poi a a punto un sistema di svolgimento dei papiri rimasto in uso fino al 1906.
Esso era fondato essenzialmente sull’utilizzazione di una colla a base di sostanze naturali sia per facilitare il distacco sia per fissare i pezzi svolti o su tela o su pellicola di battiloro, ( ottenuta dalla vescica di porco o di pecora). Il tutto servendosi di una macchina di sua invenzione ( ‘mobile di trazione’ ) oggi ancora conservato e visibile presso la Reggia di Portici .
I rotoli di papiri con questo metodo dopo essere stati liberati dalle incrostazioni e dalle impurità che ne ricoprivano la superficie esterna venivano inizialmente ammorbiditi con delle colle vegetali a base di sostanze natura ed in seguito legati grazie a dei fili di seta , agli anelli della macchina che aveva la funzione di tenere in trazione il foglio di papiro senza toccarlo .
La parte di papiro che veniva attaccata alla macchina andava ovviamente rafforzata e questo avveniva con piccoli pezzi di intestino di pecora o di maiale ( chiamato battiloro ) , di dimensioni e di forme adeguate alle alle irregolarità della superficie del papiro .
Si procedeva poi attraverso un lavoro certosino con un coltellino appuntito, allo svolgimento del papiro .
L’ unico inconveniente era che , con questo metodo , era possibile srotolare solo rotoli di papiro che avevano una forma cilindrica e regolare .
Le difficoltà da superare erano notevoli ed il testo recuperato, ineluttabilmente, si presentava acefalo e lacunoso in più punti, rendendo necessario il lavoro di interpretazione ed integrazione, che già dalla corte di Napoli fu assegnato ai migliori filologi presenti nel Regno.
Grazie a questo ingegnoso sistema egli riuscì finalmente ad ottenere dopo circa un anno i primi positivi risultati con l’apertura del PHerc. 1497 contenente il quarto libro dell’opera Sulla musica di Filodemo.
Dopo un momentaneo trasferimento dei papiri a Palermo nel dicembre del 1798 conseguenti alla fuga di Ferdinando e Carolina seguita ai moti rivoluzionari di stampo giacobino ,i papiri fecero il loro ritorno dapprima a Napoli, e poi di nuovo a Portici dove in un’intensa attività svolta dal’Officina tra il 1802 e il 1806, furono svolti ben quaranta papiri interamente e settantaquattro parzialmente sotto la direzione di John Hayter, il cappellano inglese inviato a Napoli per la realizzazione del piano che il principe di Galles aveva proposto alla corte napoletana per la ripresa e l’intensificazione dei lavori di svolgimento e di edizione.
Nel 1806 fu poi ordinato il trasporto dei papiri a Napoli nel Palazzo degli Studi, dove si provvide ad una loro più idonea conservazione costruendo armadi a vetri per la custodia dei rotoli non aperti e acquisti di cornici per i papiri svolti, in modo che gli uni e gli altri siano protetti dall’azione nociva della polvere e sopratutto della luce.
Per tutto il secolo continuano i lavori di svolgimento, anche se con un ritmo sempre meno intenso a causa delle condizioni del materiale, e si provano nuovi metodi ma senza esito positivo.
Nel 1924 i papiri , riconosciuti come ‘libri’ da salvaguardare e da consultare in sedi idonee vennero poi trasferiti alla Biblioteca Nazionale, che da quel momento ha il compito di tutelare e valorizzazione il prezioso materiale , oggi conservato al riparo da ogni fonte di luce , nelle due sale al secondo piano nell’area prospiciente i giardini dal lato del Teatro di S. Carlo.
I papiri di Ercolano costituiscono ad oggi il fondo librario più antico posseduto dalle biblioteche italiane e straniere. Si tratta infatti dell’unica biblioteca dell’antichità pervenuta fino a noi, seppure non nella sua completezza e in parte deteriorata dall’eruzione vesuviana del 79 d.C.
I papiri fino ad oggi studiati ed interpretati trattano quasi tutti di filosofia epicurea e sono stati in larga parte realizzati da Filodemo di Gadara , mentre una piccola parte in latino tratta della guerra tra Marco Antonio e Cleopatra contro Augusto tratta da un’opera chiamata De bello Actiaco.
Molti papiri comunque devono essere ancora analizzati e numerosi ricercatori internazionali sono ancora oggi intenti nella difficile prova di scoprire il contenuto di quei famosi rotoli carbonizzati.
Nonostante le nuove evoluzioni tecnologiche risulta ancora difficile purtroppo analizzare con sicurezza i papiri senza il rischio di distruggerli .
Svolgere i papiri non cilindrici sembra quasi impossibile e per questo motivo l’attenzione scientifica si è sempre più rivolta negli ultimi anni nel provare ad analizzare il contenuto dei papiri senza provare a ….. srolotarli
Si è infatti visto scannerizzare i testi sia per la fragilità del materiale carbonizzato sia per la difficoltà proveniente dal colore scuro dei papiri sembra proprio che non sia un’ operazione attendibile .
Scattare delle foto e invece risultato impossibile visto il colore troppo scuro dei papiri .
Sono stati addirittura usate tecniche in uso presso la NASA ( fotografia multispettrale ) con risultati accettabili per creare un archivio da studiare di fotografia multispettrale mentre il futuro sembra passare per le radiazioni a sincrotrone.
L’ idea ultima e’ quella di utilizzare le nuove tecniche di radiologia come per esempio la TAC per cercare di guardare il contenuto dei papiri così come si fa per un organo viscerale sfruttando la diversa differenza di composizione chimica esistente tra l’ inchiostro e la carta ( il difficile e poi mettere in ordine le parole che vengono di volta in volta trovate ).
CURIOSITA’ :
Il ricco petroliere Paul Getty , grandissimo appassionato di arte antica ispirato dalla Villa dei Misteri ha voluto ricreare la stessa per farne inizialmente una sua dimora privata e successivamente un museo dove collocare la sua enorme raccolta di capolavori acquistate in giro per il mondo .
La villa costruita tra Los Angeles e Malibu’ raccoglie infatti più di 44 mila opere di arte antica ( sopratutto arte romana , greca ed etrusca ) tra cui spicca certamente tra le opere principali  la statua bronzea dell’Atleta di Fano , attribuita a Lisippo .
Ma il museo contiene veramente un gran numero di altre meravigliose opere d’arte e alcuni famosi dipinti come L’ Adorazione dei Magi di Andrea Mantegna , un Sant’Andrea di Masaccio , Venere e Adone del Tiziano , Iris di Van Gogh , alcune opere di Manet , Renoir , Turner , Miller , Canaletto, Rembrandt, Van Dick , Rubens , etc etc .
Inoltre sono presenti numerosi oggetti di uso comune tra cui giochi e bambole destinati a bambini vissuti più di 2000 anni fa .
La Villa riproduce esattamente nell’architettura la maestosa Villa dei papiri riemersa dagli scavi di Ercolano . Usando un anti a piantina dell’ edificio , egli ha infatti riprodotto in ogni dettaglio l’antica maestosa Domus romana comprese statue , fontane , piante e sei meravigliosi giardini in stile romano.
L’ interno riprodotto con estrema precisione da numerosi archeologi , appare ricco di mosaici con belle stanze ricche di preziosi marmi tutte intonacate da magnifici realistici colori tipici dell’epoca .
Un vero e proprio viaggio nel tempo dove tra numerose opere d’arte ogni dettaglio è curato con estrema attenzione
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