COMPLESSO DI SAN FRANCESCO DELLE CAPPUCCINELLE

Il Complesso di San Francesco delle Cappuccinelle si trova in salita Pontecorvo  nel quartiere Avvocata.

L’abbazia monumentale  fu eretta nel 1585  per volere dalla vedova del Duca di Scarpato, ( Eleonora ), in seguito ad un ex voto, allo scopo di potervi ospitare in un convento  le ragazze madri ed una chiesa annessa.

Il convento prese lo strano  soprannome di “suore poverelle, senza né scarpe e né camicie”.

La nobildonna gravemente malata ,era miracolosamente guarita per intercessione del Santo Poverello d’Assisi. Rediviva ed entusiasta della nuova condizione di salute ristabilita, prese voti alla morte del marito assumendo  da allora il nome di Suor Diana di San Francesco .

Ella cedette la sua proprietà  alle suore appartenenti all’ordine francescano ( che da allora gestirono il complesso) dove poi condusse la sua vita monacale .

Il formato di vita monastica delle poverelle votate a San Francesco riscuose sul finir del Seicento una eco impressionante in città al punto che l’annesso conservatorio, per effetto di una breve di Gregorio XV, diventa di  clausura, finendo sotto l’egida dell’allora arcivescovo di Napoli Decio Carafa, curandone per questo aspetto anche tutte le donazioni che ad essa si sarebbero riferite fino ai primi anni del Settecento.

Il piccolo conservatorio e convento delle Cappuccinelle divenne dopo un pò di tempo sempre più insufficiente per il crescente  numero di presenze . Gli  spazi divennero  veramente esigui  tanto che nel 1613 si dovette pensare ad un allargamento degli stessi sconfinando prima spontaneamente e poi per regesto notarile nel vicinissimo palazzo De Mari, a sua volta, quest’ultimo, fondatore del monastero e chiesa di Santa Maria delle Periclitanti.  La costruzione di tutto quanto il complesso fu possibile solo grazie all’efficacia di connettere tra loro tre diversi edifici, tutti e tre contenuti all’interno del perimetro di quella muraglia che tutto oggi ne compone il massiccio fronte visibile ancora oggi da chiunque percorra il vico Lungo a Pontecorvo.

All’interno del complesso esisteva oltre al monastero un chiostri di grandi dimensioni e  anche due belvedere: uno coperto e l’altro scoperto.

Il complesso, nel 1712, fu completamente rifatto in forma barocca da Giovan Battista Nauclerio e tra il 1756 e il 1760 furono operate ristrutturazioni ad opera dell’architetto Nicola Tagliacozzi Canale che comportarono trasformazioni in stucco e in marmo di molti ambienti, della facciata della chiesa e del portale d’ingresso al convento.

La chiesa a navata unica e croce latina è sorta col titolo di “chiesa di San Francesco delle Cappuccinelle”, ma è anche meglio nota più semplicemente come “chiesa delle Cappuccinelle a Pontecorvo”. Al suo interno si conservavano tele attribuite a Nicola Maria Rossi,  Andrea D’Aste, e Tommaso Martini. Il suo  annesso antico convento è oggi occupato dall’Istituto Filangieri.

Nel secondo dopoguerra fu privata della cupola, abbattuta perché pericolante. Tuttavia elemento caratterizzante il complesso,  restano gli archetti che coronano il braccio sud-occidentale del chiostro.

Oggi la chiesa è circoscritta da una muraglia circolare che l’abbraccia sia sul lato ovest che sul retro.

Nel 1809 per ordine di Gioacchino Murat si decise la soppressione del monastero e la sua conversione in riformatorio minorile prendendo il nome dal celebre giurista partenopeo Gaetano Filangieri, modificato ulteriormente in “Istituto di osservazione minorile” durante il fascismo.

Nel dopoguerra fino alla fine degli anni settanta tornò ad essere un “Istituto di rieducazione” fino ad una prima ristrutturazione nel 1985, su richiesta di Eduardo De Filippo, all’epoca senatore a vita, alla quale ne seguì una seconda nel 1999 mutando la denominazione in “Centro polifunzionale diurno” 

Nel 2000 con la mediazione del Comune di Napoli, l’istituto Filangieri fu acquistato dall’Università navale per adibirla ad uso accademico ma i lavori di ammodernamento non furono mai avviati.

Il 29 settembre 2015 viene riaperto tramite l’azione della rete di collettivi Scacco Matto e ribattezzato “Scugnizzo Liberato”, al fine di dare inizio ad attività gratuite e laboratori come cineforum e doposcuola.

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