CATACOMBE DI SAN GENNARO

Si accede alle Catacombe di San Gennaro dal giardino della Basilica  dell’Incoronata del Buon Consiglio a Capodimonte.     Le catacombe sono composte da due livelli non sovrapposti, entrambi caratterizzate da spazi ampi, scavati in orizzontale nel tufo dove  possiamo scoprire i preziosi mosaici posti sulle tombe dei primi vescovi di Napoli, e numerosi affreschi di antiche famiglie napoletane. Nello spazio inferiore è disposta la Basilica di Sant’Agrippino ed in quello superiore le catacombe di San Gennaro.

San Gennaro è come si sa il santo più amato in città e diventa santo patrono di Napoli nel 472 d.C. ma le sue spoglie prima  di arrivare nella loro “casa” definitiva, nel Duomo di Napoli,  sono state spostate più volte in diversi punti della Campania.

San Gennaro, vescovo di Benevento nel 305 d.C.  fu arrestato e decapitato a Pozzuoli nel 305 d.C. Il giorno dopo il corpo del martire fu preso e deposto nel campo Marciano (presso la solfatara), fu poi dissotterrato e trasportato in processione solenne, accompagnato dal vescovo di Napoli, Cosma, nelle catacombe in un luogo chiamato il “cimitero di mezzo“.
Circa un secolo dopo, nel 431, le reliquie furono poi trasportate da Pozzuoli nelle catacombe di Capodimonte a Napoli, dette poi “Catacombe di S. Gennaro”, per volontà dal vescovo di Napoli, S.Giovanni I e sistemate vicino a quelle di S. Agrippino vescovo; a ricordo delle tappe della solenne traslazione vennero erette due cappelle: S.Gennariello al Vomero e San Gennaro ad Antignano.
Il culto per il santo vescovo si diffuse fortemente con il trascorrere del tempo, per cui fu necessario l’ampliamento della catacomba. La tomba divenne meta di continui pellegrinaggi per i grandi prodigi che gli venivano attribuiti; nel 472 ad esempio, in occasione di una violenta eruzione del Vesuvio, i napoletani accorsero in massa nella catacomba per chiedere la sua intercessione, iniziando così l’abitudine ad invocarlo nei terremoti e nelle eruzioni, e mentre aumentava il culto per S. Gennaro, diminuiva man mano quello per San Agrippino vescovo, fino allora patrono della città di Napoli; dal 472 S. Gennaro cominciò ad assumere il rango di patrono principale della città.
Durante un’altra eruzione nel 512, fu lo stesso vescovo di Napoli, S. Stefano I, ad iniziare le preghiere propiziatorie; dopo fece costruire in suo onore, accanto alla basilica costantiniana di S. Restituta (prima cattedrale di Napoli), una chiesa detta Stefania, sulla quale verso la fine del secolo XIII, venne eretto il Duomo; riponendo nella cripta il cranio e la teca con le ampolle del sangue.

Questa provvidenziale decisione, preservò le suddette reliquie dal furto operato dal longobardo Sicone, che durante l’assedio di Napoli dell’831, penetrò nelle catacombe, allora fuori della cinta muraria della città, asportando le altre ossa del santo che furono portate a Benevento, sede del ducato longobardo.

Le ossa restarono in questa città fino al 1156, quando vennero traslate nel santuario di Montevergine (AV), dove rimasero per tre secoli, addirittura se ne perdettero le tracce, finché durante alcuni scavi effettuati nel 1480, casualmente furono ritrovate sotto l’altare maggiore, insieme a quelle di altri santi, ma ben individuate da una lamina di piombo con il nome.
Il 13 gennaio 1492, grazie alla potente famiglia Carafa, dopo interminabili discussioni e trattative con i monaci dell’abbazia verginiana, le ossa furono riportate a Napoli e come degno luogo per ospitarle il cardinale Oliviero Carafa fece costruire nel Duomo di Napoli, al di sotto dell’altare maggiore, una cripta d’eccezione in puro stile rinascimentale: la cappella del succorpo.

La tomba di San Gennaro è stata successivamente individuata attraverso lo studio di un’omelia dell’VIII sec. e di un passo del Chronicon dei vescovi di Napoli nel quale risulta che la stessa era  situata in un cubiculum sotto la basilica dei vescovi.

Il nucleo originario delle Catacombe di San Gennaro risale al II secolo d.C. e molto  probabilmente, era il sepolcro di una vecchia famiglia gentilizia che donò in un secondo momento gli spazi alla comunità cristiana. Questi vennero poi ampliati scavando nel tufo nel IV secolo  d.C. in seguito alla deposizione delle spoglie di Sant’Agrippino, primo patrono di Napoli.  In questo luogo, una sorta di piccola basilica ipogea, possiamo ancora oggi osservare una sedia vescovile ricavata nella roccia e l’altare con un’apertura, in cui i fedeli potevano vedere e toccare la tomba del santo. Intorno a questa Basilica di Sant’Agrippina si è sviluppata tutta quella che viene considerata la catacomba inferiore secondo una struttura a reticolato con soffitti alti fino a 6 metri. Essa ospita una grande vasca battesimale voluta dal vescovo Paolo II, che nel VIII secolo si rifugiò in queste Catacombe a causa delle lotte iconoclaste. Ancora oggi, talvolta in questo luogo viene celebrata la messa.                      La Basilica ipogea nelle catacombe inferiori.

L'illuminazione è stata curata da Officina dei Talenti.

La catacomba superiore dopo la traslazione delle spoglie di San Gennaro divenne meta di pellegrinaggio dei fedeli e di conseguenza anche un luogo ambito per la sepoltura. Fu quindi dato luogo, intorno alla tomba del santo, un allargamento del luogo per far posto ai resti dei vescovi della città ( con spazi più grandi ) e alle altre cappelle per i  comuni defunti. Due esempi di questa  espansione sono la Cripta dei Vescovi, dove sono sepolti i vescovi della città e la  maestosa Basilica adjecta sotterranea  a tre navate. La cripta dei vescovi custodisce preziosi  mosaici del V secolo e tutto il sito archeologico, forse più che per l’architettura unica, assume un valore inestimabile per la presenza dei suoi affreschi pittorici e degli antichi mosaici ritrovati. Particolarmente interessante è per esempio l’affresco della famiglia di Theotecnus con la moglie Ilaritas e la piccola Nonnosa. Questo affresco databile all’inizio del VI secolo e rappresenta la famiglia, l’immagine dell’intera nobile famiglia sepolta nel luogo. La ricchezza delle vesti e degli ornamenti sottolinea l’elevato stato sociale della famiglia  mentre l’affresco  è particolarmente interessante da un punto di vista pittorico per la presenza di tre strati sovrapposti di intonaco dipinto, che lasciano ipotizzare un rifacimento dell’affresco alla morte di ognuno.

Un altro luogo fantastico è il vestibolo della catacomba superiore che mostra decorazioni del III secolo in stile pompeiano e il bell’affresco che immortala  Bitalia e Cerula, due religiose donne raffigurate in tutta la loro bellezza.

La basilica di San Gennaro Extra Moenia, una porta tra passato e futuro.Affresco di Cristo all'ingresso originario delle catacombe.

 Il cubiculum in cui si trova la tomba di San Gennaro.

La statua di San Gennaro posta sulla sua tomba.San Gennaro è affettuosamente chiamato Faccia Gialla ( faccia ‘ngialluta ) per il colore del volto della statua che viene portata in processione. La statua è fatta con materiale  d’argento che come tutti sappiamo con il tempo tende ad ingiallirsi. Pur essendo il patrono più amato e popolarmente riconosciuto, San Gennaro non è il solo. Napoli ha ben 52 patroni, tra cui Santa Maria Assunta, la prima patrona, Sant’Aspreno, primo vescovo della città, San Tommaso d’Aquino, San Francesco di Paola e San Francesco d’Assisi, San Severo, Santa Patrizia, San Vincenzo Ferrer e altri ancora …                              Anche gli altri 51 busti degli ex santi patroni sono di argento ed anche essi sono custoditi nel Duomo e tutti vengono portati in processione il sabato che precede la prima domenica di maggio, ad accompagnare San Gennaro. L’unica città italiana che si avvicina a un numero così alto di patroni è Venezia, che ne ha 25.

Affreschi nelle Catacombe di Napoli

 

Il mosaico del vescovo Quodvultdeus nelle catacombe di San Gennaro.

 

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